Wednesday, 25 September 2013

Waiting for Godot


Che sia Godot, che sia Natale, che sia la persona amata, la fine di un periodo difficile, la felicità, la pausa pranzo, il bus, o le vacanze, l’essere umano è sempre e perennemente in attesa. La condizione umana è di attesa stessa, è triste dirlo ma siamo tutti qui ad aspettando la morte.
Aspettiamo impauriti che qualcosa di brutto accada, aspettiamo che la nostra vita migliori, aspettiamo che il cielo si rassereni, aspettiamo la pioggia se c’e’ siccità. E quando è inverno aspettiamo il caldo dell’estate, quando il clima torrido ci  spossa, allora aspettiamo la neve che porti un po’ di riposo.

Aspettiamo e attendiamo per ore e per giorni, a volte per anni. Aspettiamo di partire con la stessa foga e speranza con cui speriamo e aspettiamo di tornare a casa una volta partiti. Aspettiamo l’amore, e quando arriva, siamo in attesa che se ne vada. E abbiamo paura. Passiamo talmente tanto tempo a preoccuparci di queste cose che ci dimentichiamo di vivere davvero quello per cui abbiamo tanto atteso, e lo lasciamo scivolare via dalle dita, come sabbia nel vento. Non impariamo mai, no, la nostra testa è più dura del muro contro il quale, ogni volta, ci scontriamo.

Stando sempre in attesa di qualcosa, la vera vita, la felicità non è fatta di quei piccolo attimi in mezzo ai quali  un’attesa finisce e un altra attesa ricomincia. Sono quelli I momenti che ci fanno sopportare tutte le attese e che ci fanno sperare sempre nel meglio, nel futuro, ci fanno sperare che forse dopo quest’ultimo grande sacrificio, tutto finalmente risulterà chiaro e saremo finalmente completi e capaci di smettere di aspettare.

Io l’avevo capito, ho smesso di aspettare quando il mio grande amore è arrivato, allora ero felice, e non aspettavo piu niente. Ogni momento era cosi’ perfetto da volerlo vivere per sempre, da volerlo prolungare all’infinito senza che qualcosa di nuovo o di diverso arrivasse a contaminarlo. Quando ho raggiunto la consapevolezza che qualcosa potesse intaccare la mia felicità in quei momenti, ho ricominciato ad aspettare, aspettare di partire, di allontanarmi, di ritornare. E adesso che quella magia che avevo non ce’ piu’ non posso far altro che aspettare che ritorni e che rivoglia rimanere con me per sempre. Auguro a tutti di trovare quella persona che vi fa smettere di aspettare e vi fa veramente vivere, essere complete e felici. Quella che vi fa smettere di pensare al future e a quello che potrebbe succedere, e vi fa voler vivere il presente in ogni suo istante e in ogni sua sfumatura. Quella che vi fa smettere di aspettare anche l’unica cosa a cui non vi è un umano rimedio. Ancora di piu’ spero che riusciate a non farvela scappare via, perchè altrimenti l’aspetterete per sempre.

Wednesday, 18 September 2013

Il cavallo sbagliato


Quante di voi si sono ritrovate in una relazione alla quale avevano dato tutto, ma che è misteriosamente finite perche il proprio amato “ non provava piu le stesse cose” ? quante si sono dedicate al 100% per anni a una singola persona, rinunciando a tutto il resto, per poi essere cacciate con un arrivederci e grazie? Perche si punta sempre sui cavalli sbagliati nella vita? Perche è cosi, abbiamo sempre una bella fila di cavalli su cui scommettere, di solito come gli appuntamenti, piu ne hai piu ne potresti avere. Si stiracchiano, si mettono in mostra, sventolano la loro coda e si pettinano la criniera, lucidi d’olio e acconciati per le feste con le loro coccarde. Ne scegliamo uno solo, dopo attente analisi di chissà che tipo, basate su criteri ignoti e del tutto irrazionali, scegliamo quello giusto. Ci crediamo che sia quello giusto, investiamo tempo, denaro, ci affezioniamo e arriviamo al cosi detto punto di non ritorno. Il punto di non ritorno è quando la gara è iniziata, il cavallo è in corsa, e le scommesse sono partite. Ci siamo innamorate per intenderci. Durante la gara ogni segno di cedimento del nostro amato cavallo è ignorato palesemente, perche noi, un po’ per fargli compagnia, un po’ perche altrimenti avremmo invidia di tutte le alter scommettitrici, ci siamo messe un bel para ombre identico a quello della nostra scommessa, e ad essere sinceri, non è che si veda un ganchè della gara. Ma siamo sicure che il nostro cavallo è quello giusto, che non sarà lui a deluderci, non puo’ capitare ancora, magari due o tre volte di fila.

Ed ecco che ad un certo punto della gara, quando manca talmente poco che non sembra possibile perdere, il nostro cavallo si ferma, esce dalla pista, si gira verso di noi, e alzando gli zoccoli ci fa il gesto dell’ombrello. Ci guarda in faccia lo stronzo, e ci urla che non sa piu se vuole finire la gara, che è stanco, gli zoccoli fanno male. A quel punto tutto diventa maledettamente chiaro, abbiamo investito tutto sul cavallo sbagliato, ancora una volta. Abbiamo investito tempo e fatica, gli abbiamo dato tutto quello che avevamo di piu prezioso, talvolta gli abbiamo dato anche il cuore. Ma a lui non importa, era il cavallo sbagliato dopo tutto.

Ma stavolta il nostro cavallo è ancora più furbo, memore del fatto che anche noi indossiamo il paraocchi e non vediamo altro che la sua ombra, ci autoconvince del fatto che non è assolutamente colpa sua. Lui è un cavallo di razza, da competizione, e siamo noi ad aver sbagliato allenamenti. La reazione che si prova a questo punto è di senso di colpa, di vuoto, ci si dimentica che il fottuto cavallo ci ha fatto palesemente il gesto dell’ombrello. Invece di portarlo al macello e mangiarci una bella bistecca, come sarebbe opportuno, ne facciamo un idolo, un’icona, e piangeremo davanti alle sue foto per mesi e mesi, finche non troveremo un altro cavallo su cui investire. E a quel punto, come se non ci fosse mai successa nessuna crisi finanziaria per colpa di un altro animale, perche di bestie si tratta, ricominceremo ad investire con il sorriso sulle labbra, credendo cecamente che questa volta abbiamo la vittoria in tasca.